A chi non è mai capitato, da spettatore cinematografico o televisivo, di protestare perché la storia alla quale si stava – stancamente – assistendo avrebbe potuto essere raccontata in maniera meno noiosa o scontata?
Peggio ancora quando non era la trama in sé a non essere accattivante, ma bensì il ritmo con cui si era scelto di raccontarla.

Quella di concatenare le inquadrature del girato di un film e di deciderne la loro sequenzialità può sembrare un’operazione scontata e poco rilevante; in realtà è proprio tramite queste operazioni – dette, in gergo cinematografico, di montaggio – che si costruisce lo stile narrativo di un film.
Il montaggio è infatti la fase principale della cosiddetta post-produzione di un filmato, durante la quale il materiale disponibile viene visionato, analizzato e ricomposto in base ad esigenze narrative, strutturali, ritmiche ed espressive.

La figura professionale che se ne occupa è il tecnico di montaggio o montatore, quindi colui che mette insieme le scene girate e le inquadrature – scelte fra le molte che vengono girate durante la produzione di un filmato – in modo da costruire un racconto attraverso le immagini.

All’atto pratico, montare il film consiste nel tagliare il materiale a disposizione, isolando singoli elementi, spezzoni più o meno lunghi, per poi congiungerli a formare una scena.
Il montatore ha il compito e la possibilità di scegliere vari fotogrammi della stessa inquadratura per trovare il punto in cui lo stacco risulta drammaticamente più efficace: non solo riordina la successione delle sequenze, ma ne interpreta e valorizza i particolari in modo da condurre lo spettatore, secondo il proprio punto di vista, in un percorso espressivo e concettuale personalissimo.

Il ritmo con cui le varie riprese vengono poste in successione può essere molto disteso se è costituito da una serie di poche inquadrature, ognuna delle quali occupa un numero abbastanza ampio di secondi, fino ad arrivare all’uso di una sola inquadratura. Può essere invece frenetico se le inquadrature sono moltissime e ciascuna occupa pochi secondi. Dal montaggio dipende quindi la percezione da parte dello spettatore del ritmo della narrazione.

Allora attenzione quando, uscendo delusi da una sala cinematografica, saremo frettolosamente pronti ad accusare della sgradita visione il divo hollywoodiano di turno che “ormai non ha più niente da dire” : la colpa potrebbe invece essere del montatore.

Comments

No one has said anything yet.

Leave a Comment

© Copyright . All Rights Reserved.