Probabilmente per la maggior parte dei non addetti ai lavori il concetto di occhiali 3D è associato all’immagine dei classici occhialini, normalmente con montatura in cartoncino, dotati di una lente rossa ed una ciano (oppure blu o verde). In realtà questo tipo di occhiali non esaurisce il panorama delle tecnologie destinate alla visualizzazione in 3D, ma è utilizzato esclusivamente per la visione di un anaglifo.

Un anaglifo è un’immagine tridimensionale che, se osservata appunto mediante opportuni occhiali dotati di due filtri di colore complementare l’uno rispetto all’altro, risulta tridimensionale. Esso contiene due immagini sovrapposte, riprese alla stessa distanza che separa gli occhi umani.

Per la piena fruizione di un’immagine anaglifica è necessario indossare dei caratteristici occhialini con lenti dotate di filtri colorati, che assegnano una porzione ben specifica dello spettro a ciascun occhio, porzione stabilita in fase di preparazione dell’anaglifo: ogni occhio risulta percepire una immagine leggermente differente.
Nell’anaglifo con filtraggio rosso-ciano, l’occhio che vede attraverso il filtro rosso vedrà le parti rosse dell’immagine come bianche e le componenti blu e verdi come nere (il cervello adatta l’immagine ai colori); allo stesso modo, l’occhio che vede attraverso il filtro ciano scarterà le componenti blu e verdi, vedendo solamente quelle rosse.
Le parti bianche o nere, verranno percepite indifferentemente dall’occhio destro e sinistro.
Il cervello unirà le due immagini ed interpreterà le differenze come il risultato della differente distanza, permettendo di creare un’immagine stereoscopica.

Il primo sistema per produrre immagini anaglifiche viene sviluppato nel 1853 dal tedesco Wilhelm Rollmann, a Lipsia, che utilizzò occhiali con un filtraggio rosso-blu per visualizzare dei disegni 3D. Il primo filmato anaglifico viene creato invece proiettato al pubblico nel 1893 da William Friese-Greene. Negli anni venti l’anaglifo viene impiegato per presentare alcuni film. Nel 1953, in piena mania del 3D appaiono immagini anaglifiche in quotidiani, riviste e fumetti. In anni più recenti si assiste ad un suo considerevole revival, utilizzato soprattutto per la rappresentazione di immagini stereoscopiche diffuse attraverso Internet, nei Blu-ray Disc (l’evoluzione del DVD per la televisione ad alta definizione), nei CD e nella stampa.

L’anaglifo è il sistema a basso costo più comune per ricreare l’illusione della profondità nelle semplici immagini bidimensionali, sia cartacee che proiettate, ma il suo principale difetto consiste nella scarsa fedeltà cromatica offerta, soprattutto in presenza di colori saturi, puri. Ma per un principiante del 3D può costituire un abbordabile inizio!

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