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	<title>Rapid Eye Movement</title>
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	<description>Solo un altro blog targato WordPress</description>
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		<title>Ambienti, autorizzazioni e logistica: tutti gli incarichi del Location Manager</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Apr 2010 05:00:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Va a caccia di location. Il regista decide gli ambienti, il location manager li trova. Gli studi cinematografici costano troppo? Al location manager il compito di trovare alternative. Si devono battere ciak in appartamento o per strada, in spazi pubblici o privati? Nessun problema, materiali, contratti di affitto, autorizzazioni e imprevisti dell&#8217;ultimo minuto compresi, tutto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Va a caccia di location. Il regista decide gli ambienti, il location manager li trova. Gli studi cinematografici costano troppo? Al location manager il compito di trovare alternative. Si devono battere ciak in appartamento o per strada, in spazi pubblici o privati? Nessun problema, materiali, contratti di affitto, autorizzazioni e imprevisti dell&#8217;ultimo minuto compresi, tutto spetta sempre a lui, al location manager.</p>
<p>Un ruolo attivo e dinamico. Si intrecciano contatti e ci si deve ingegnare per trovare soluzioni efficaci e allo stesso tempo economiche. Concretamente, il location manager viaggia, fa scouting di località, ambienti, case e vie in cui girare. Poi tira le fila e tiene i rapporti con il territorio e le sue risorse, dalle aziende all&#8217;amministrazione locale passando per le realtà culturali e sociali. A lui spettano anche una serie di incombenze burocratiche. Qualche esempio? Permessi comunali e autorizzazioni dei vigili urbani, sia che si debba girare in qualche piazza o che si debba chiudere al traffico un vicolo del centro storico.<br />
<span id="more-115"></span><br />
Per i location manager dunque, le incombenze certo non mancano. Per questo spesso si lavora in team con una squadra di “runner” che aiutano il location manager in tutto e per tutto, a partire dalle commissioni pratiche come recuperare spine, vestiti e oggetti d&#8217;arredamento. Poi ci sono anche aziende che organizzano pacchetti di servizio per film e spot. Per fare qualche esempio, c&#8217;è chi, come LocationStore, mette a disposizione un data base di proprietari privati e amministratori per ambientazioni. Altri, come Location Italy o Location Villas invece, offrono tutto il servizio necessario, dalla prenotazione degli alberghi al materiale elettrogeno, per realizzare riprese in location particolari, tipo Venezia o le ville venete.</p>
<p>Come si diventa location manager? Si possono frequentare accademie e associazioni di professionisti, ma anche corsi universitari. A Prato la facoltà di Lettere e Filosofia dell&#8217;Università di Firenze ha attivato il corso di laurea in Progettazione e gestione degli eventi e imprese dell’arte e dello spettacolo Progeas e periodicamente il Fondo sociale europeo, come anche l&#8217;Ente nazionale per l’orientamento e la formazione Enof, organizzano corsi per location manager e esperti marketing del territorio. Poi l&#8217;esperienza fa il resto. Come dire che consumare le scarpe per trovare gli scorci e ottenere i via libera è un buon modo per fare pratica.</p>
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		<title>Tv stereoscopica e 3D a casa propria</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Mar 2010 16:46:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[HARDWARE]]></category>

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Gli squali escono dallo schermo e le polpette piovono dal cielo, non al cinema ma comodamente seduti sul divano. Tv stereoscopica e 3D a casa propria? È ormai da tempo che al Ceatec, il salone giapponese della tecnologia digitale e dell&#8217;elettronica, si respira aria di 3D casalingo, e come se non bastasse le proiezioni di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-111" title="Tv_3D" src="http://www.rapideyemovement.it/wp-content/uploads/2010/03/Tv_3D.jpg" alt="Tv_3D" width="658" height="420" /><br />
Gli squali escono dallo schermo e le polpette piovono dal cielo, non al cinema ma comodamente seduti sul divano. Tv stereoscopica e 3D a casa propria? È ormai da tempo che al Ceatec, il salone giapponese della tecnologia digitale e dell&#8217;elettronica, si respira aria di 3D casalingo, e come se non bastasse le proiezioni di Avatar fra i film in 3D, hanno confermato le potenzialità di sviluppo del sistema e del mercato, non solo nelle sale cinematografiche.</p>
<p>Per gustarsi la trasmissione 3D in tv bisogna avere lo schermo adatto, monitor stereoscopico di due metri di larghezza, e non dimenticarsi degli occhialini. Per il resto, concordare con amici e famigliari di stare ognuno seduto al proprio posto, così da non creare interferenze fra le immagini e gli spettatori.<br />
<span id="more-109"></span>Samsung, Sony, Panasonic, Sharp e Toshiba, Philips, nessun marchio intanto, resta a guardare. La Panasonic punta a costruire il business sulla tecnologia tridimensionale per i consumatori domestici e Acer ha sviluppato il proiettore H5360 per immagini tridimensionali, facendo sponda su occhiali 3D attivi (riutilizzabili, ma sotto osservazione da parte del ministero della Salute per possibili ripercussioni sull’appareato visivo) o anche passivi (semplici occhiali a lenti polarizzate che filtrano le immagini). Philips infine, ha presentato il display 3D autostereoscopico, che non necessita di occhialini, e la tecnologia “3D WoW” per convertire i video HD in video 3D. Per ora in 3D sono disponibili film e trailer, ma a breve arriveranno anche show televisivi, eventi live, sport e musica. Sempre per i film, è probabile si continuerà a produrli in doppio formato 2D e 3D.</p>
<p>Per chi sviluppa la tecnologia tridimensionale, gli obiettivi sono chiari: contenere i costi – rimanendo, per intendersi, nella fascia media dei televisori &#8211; e preservare la compatibilità con tutti i generi di trasmissione. Se il mercato risponderà come sperato, gli apparecchi tv stereoscopici scenderanno di prezzo, fino a costare poco di più quelli 2D. Poi certo bisognerà tenere d’occhio anche il cambio del ricevitore tv ma, secondo i tecnici, passare dalle trasmissioni mono a quelle stereo costa molto meno che il cambio dal bianco e nero al colore nella tv degli anni settanta.</p>
<p>Il progetto della “Televisione Tridimensionale 3DSWITCH.tv” con regolare programmazione partirà entro il 2010. E non mancano nemmeno i canali 3D satellitari,  l’Agenzia Spaziale Europea Esa porta infatti avanti un programma 3D TV che fa parte del progetto “Stereoscopic Broadcasting” per la produzione di contenuti, tecnologie per la ricezione e la visione tridimensionale, mentre Eutelsat, uno dei maggiori operatori satellitari del mondo, si è lanciato con “3D Sat tv”, il primo canale satellitare 3D-HD stereo.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-112" title="Tv_3D_2" src="http://www.rapideyemovement.it/wp-content/uploads/2010/03/Tv_3D_2.jpg" alt="Tv_3D_2" width="658" height="398" /></p>
<p><a href="http://www.samsung.com/it/" target="_blank">http://www.samsung.com/it/</a></p>
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		<title>Back stage, ovvero dietro la scena</title>
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		<pubDate>Sun, 21 Mar 2010 23:55:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura</dc:creator>
				<category><![CDATA[BACKSTAGE]]></category>

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		<description><![CDATA[Si parla di tutto quello che succede prima e dopo le riprese, come anche negli stacchi fra un ciak e l’altro, ma che nei film non si vede. Attori alle prese con ridarole incontrollabili, comparse con ansie e paure più o meno realistiche e registi sprofondati nella loro seggioline, i brevi filmati che raccontano il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Si parla di tutto quello che succede prima e dopo le riprese, come anche negli stacchi fra un ciak e l’altro, ma che nei film non si vede. Attori alle prese con ridarole incontrollabili, comparse con ansie e paure più o meno realistiche e registi sprofondati nella loro seggioline, i brevi filmati che raccontano il dietro le quinte di lungometraggi svelano i tabù, le scene scartate, ma anche e soprattutto i momenti di svago della troupe.</p>
<p>Provate a dare un occhio su You Tube, dove alla voce back stage i video certo non mancano: troverete chi si beve un caffè, chi fa avance ammesse solo nei fuori onda e chi ride, ride, ride, come Totti e Ilary nei momenti di preparazione dello spot Vodafone con il capitano della Roma agli esordi nel web.<br />
<span id="more-96"></span><br />
Perché per ogni video che si rispetti c’è un back stage? Perché parlare di ciò che non si è visto è un modo per parlare e far parlare del film o degli spot.</p>
<p>Fatta incetta di situazioni improbabili, si alternano le sequenze con ritmo e sagacia. Capire come si realizza un back stage non è poi difficile, il trucco è mostrare tutto e il contrario di tutto.</p>
<p>Oltre a c’è chi recita, chi prepara e chi dirige, sul set quindi non può mancare chi di lavoro riprende quello che fanno gli altri: in fondo cosa è il back stage se non metacinena, il cinema che parla di se stesso? Perché, possiamo dirlo, le riprese non vengono certo pulite al primo colpo, nemmeno quelle dei video più istituzionali o apparentemente semplici. Per farsi un’idea basta guardare il back Stage dello spot per la campagna Estiva dei parchi divertimento della riviera romagnola. Paolo Cevoli parla di diti al posto che di dita, e non siamo a Zelig, e il cittadino vecchietto che invoca l’assessore alza almeno tre volte le mani al cielo: non si ricorda le battute.</p>
<p>Foto, riprese “rubate” e interviste preparate. Il back stage finale è un gran minestrone di ore e ore di riprese. Lavoro inutile? No di certo, dato che il dietro le quinte diventa poi parte integrante del prodotto finale, se non ancor di più. Vi ricordate «Lost in La Mancha» di Terry Gilliam? Disagi, contrattempi, quasi 90 minuti di incubi da regista. Avrebbe dovuto essere il semplice back stage, nel 2002 è diventato un vero e proprio film, dato che il Don Quixote a cui stavano lavorando attori come Johnny Depp e Jan Rochefort non ha mai preso forma. Le riprese dei lavori però, sono finite al cinema.</p>
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		<title>La dimora dei sogni. I luoghi di cinema e tv, tra realtà e fantasia</title>
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		<pubDate>Sun, 14 Mar 2010 21:11:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mimma</dc:creator>
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		<description><![CDATA[
Secondo voi sarebbe lecito dire che le avventure del Commissario Scalise di “Distretto di polizia” hanno dei punti in comune con le sfortunate vicende del protagonista de “Ladri di biciclette” di Luchino Visconti? Nulla di più distante, verrebbe subito da dire.
E invece, ci sbaglieremmo. Perché queste storie condividono  almeno una caratteristica: quella di essere ambientate [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-91" title="phi_phi_island" src="http://www.rapideyemovement.it/wp-content/uploads/2010/03/phi_phi_island.jpg" alt="phi_phi_island" width="658" height="321" /></p>
<p>Secondo voi sarebbe lecito dire che le avventure del Commissario Scalise di “Distretto di polizia” hanno dei punti in comune con le sfortunate vicende del protagonista de “Ladri di biciclette” di Luchino Visconti? Nulla di più distante, verrebbe subito da dire.</p>
<p>E invece, ci sbaglieremmo. Perché queste storie condividono  almeno una caratteristica: quella di essere ambientate entrambe nella città eterna, Roma. D’accordo, lo stesso luogo visto da due punti di vista lontanissimi: il periferico quartiere del Tuscolano dei giorni nostri e la capitale italiana degli anni ’50, nel pieno del dopoguerra.  Questo perché una stessa ambientazione può costituire lo sfondo delle storie più diverse che cinema e tv ci raccontano; perché il “<strong>dove si gira</strong>” è importante quanto il “<strong>cosa si gira</strong>”.<br />
<span id="more-90"></span></p>
<p>Quanti luoghi, da noi fisicamente lontanissimi, ci sembrano familiari quasi quanto quelli del nostro quotidiano? Personalmente non so sono mai stata a New York, ma da assidua spettatrice di <strong>Friends</strong> e <strong>Sex and the City</strong>, posso affermare che non avrei problemi ad orientarmi tra le boutiques ed i bar di Manhattan. E c’è chi sogna di abbandonare la città per andare a vivere in campagna in un antico mulino ristrutturato, magari come quello che per anni è stato il set della pubblicità della <strong>Mulino Bianco</strong> (che, per chi non lo sapesse, esiste davvero e si trova a Chiusdino,  nelle colline senesi, ed è diventato, dai tempi della famiglia di “Linda e Andrea”, meta di pellegrinaggio mass-mediologico <em>NdR</em>). O ancora chi, dopo aver visto <strong>The Beach</strong>, ha disdetto la settimana bianca a Cortina, correndo a comprare un biglietto per la Thailandia per crogiolarsi sulle spiagge di Phuket come Di Caprio.</p>
<p>La scelta della <strong>location</strong> diventa quindi fondamentale nel creare l’atmosfera del film o dello spot pubblicitario, contribuendo a farne parte integrante della nostra memoria. Non è semplice però dar vita ad un’ambientazione ben riuscita: il trucco sta nel trovare la giusta via di mezzo tra l’esigenza di aderire  alla sceneggiatura originale ed il bisogno per il film di apparire in una veste riconoscibile agli occhi degli spettatori. E’ qui che entrano in gioco <strong>i professionisti del mestiere</strong>…ma questa è un’altra storia. Anzi, un altro post.</p>
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		<title>Intervista a Giorgio Vita Levi</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Mar 2010 17:28:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mimma</dc:creator>
				<category><![CDATA[PROFESSIONI]]></category>

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		<description><![CDATA[Quando, nel lavoro, ci vuole orecchio.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignnone size-full wp-image-85" title="Tecnici_Audio" src="http://www.rapideyemovement.it/wp-content/uploads/2010/03/Tecnici_Audio.jpg" alt="Tecnici_Audio" width="658" height="277" /><br />
Giorgio Vita Levi </strong>fonda a Milano la Fono Video Sync nel 1988. La società è tuttora attiva nella post-produzione audio di film, fiction, cortometraggi, pubblicità radio e TV. Cura il Sound Design ed il mix multicanale di lungometraggi ed in campo pubblicitario si occupa della sonorizzazione di innumerevoli spot per importanti aziende clienti. E&#8217; inoltre specializzata nel mixaggio di spot per il cinema in formato multicanale 5.1.</p>
<p>Giorgio Vita Levi<strong> </strong>è attualmente sound designer presso la Fono Video Sync ed è inoltre docente del modulo &#8220;Sound design, rumoristica ed effetti sonori” presso la scuola del Virtual Reality &amp; Multi Media Park ( <a href="http://www.vrmmp.it/">VR&amp;MM Park</a> ) di Torino.</p>
<p> Conosciamolo meglio lui e il suo mondo lavorativo attraverso alcune domande…<span id="more-84"></span></p>
<p><strong>Qual è il tuo ruolo, la tua professione?</strong></p>
<p>Sound Engineer, Sound Designer, Sound Editor, Re-recording Mixer (in inglese)<br />
Fonico (in italiano, aimeh molto meno tecnologico)</p>
<p><strong>Puoi descriverci il tuo lavoro? </strong></p>
<p>Curo la parte audio di un audiovisivo : film, spot TV, documentari. Gli elementi che la compongono sono sempre solo 3 : il dialogo,gli effetti sonori e la musica, ma il trattamento di ognuno di questi singoli elementi richiede una specifica competenza.</p>
<p><strong>Quanti anni hai? </strong></p>
<p>Ho 53 anni.</p>
<p><strong>Dove sei nato?</strong></p>
<p> A Milano.</p>
<p><strong>Dove vivi attualmente?</strong></p>
<p>A Gallarate (VA)</p>
<p><strong>A livello professionale, quanti anni di esperienza hai? </strong></p>
<p>23 circa.</p>
<p><strong>Hai lavorato a ( progetti recenti o significativi )…</strong></p>
<p>Nell’ultimo anno : un centinaio fra spot e radiocomunicati , un TV movie di 120 min. : “Vivaldi” di Liana Marabini, un lungometraggio mixato in  Dolby Digital: “Blind Maze” di Heather Parisi.</p>
<p>In passato: da “ Volere Volare “ di M. Nichetti (1990) a “La Gabbianella e il Gatto” di E. d’Alo’ a “Fame Chimica” di P.Vari a “Fuga dal Call Center” di Federico Rizzo (2008) ho curato l’audio di circa 20 lungometraggi, alcuni dei quali hanno avuto  diffusione internazionale.</p>
<p>Molti film pubblicitari .</p>
<p><strong>Qual è, o quali sono, i tuoi &#8220;strumenti di lavoro&#8221;?</strong></p>
<p>Computer, vari software audio, aggeggi da rumorista, piedi e mani per le tracce “foley”. Orecchie, soprattutto.</p>
<p><strong>Descriviti con una parola o un aggettivo.</strong></p>
<p>Pignolo.<br />
E per concludere, due domande &#8220;aperte&#8221;…</p>
<p><strong>Cosa ti appassiona di più (e di meno) della tua professione?</strong></p>
<p>Di piu’: lo sforzo “creativo” nel trovare quella giusta fra le  infinite soluzioni al problema di far corrispondere armoniosamente cio’ che sento a cio’ che vedo.<br />
Di meno: lo stesso, se stai lavorando con la persona sbagliata.</p>
<p><strong>Quali ritieni saranno i prossimi sviluppi del settore?</strong></p>
<p>Diffusione sempre piu’ ampia della possibilita’ di “giocare” col suono attraverso l’uso di programmi sempre piu’ facili e potenti.<br />
Purtroppo e’ gia’ successo con la musica…….</p>
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		<title>Il montatore cinematografico, ovvero il narratore per immagini</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Mar 2010 01:00:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mimma</dc:creator>
				<category><![CDATA[PROFESSIONI]]></category>

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		<description><![CDATA[A chi non è mai capitato, da spettatore cinematografico o televisivo, di protestare perché la storia alla quale si stava – stancamente &#8211; assistendo avrebbe potuto essere raccontata in maniera meno noiosa o scontata?
Peggio ancora quando non era la trama in sé a non essere accattivante, ma bensì il ritmo con cui si era scelto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A chi non è mai capitato, da spettatore cinematografico o televisivo, di protestare perché la storia alla quale si stava – stancamente &#8211; assistendo avrebbe potuto essere raccontata in maniera meno noiosa o scontata?<br />
Peggio ancora quando non era la trama in sé a non essere accattivante, ma bensì il ritmo con cui si era scelto di raccontarla.</p>
<p>Quella di concatenare le inquadrature del girato di un film e di deciderne la loro sequenzialità può sembrare un’operazione scontata e poco rilevante; in realtà è proprio tramite queste operazioni – dette, in gergo cinematografico, di montaggio &#8211; che si costruisce lo stile narrativo di un film.<br />
Il montaggio è infatti la fase principale della cosiddetta post-produzione di un filmato, durante la quale il materiale disponibile viene visionato, analizzato e ricomposto in base ad esigenze narrative, strutturali, ritmiche ed espressive.<br />
<span id="more-4"></span><br />
La figura professionale che se ne occupa è il tecnico di montaggio o montatore, quindi colui che mette insieme le scene girate e le inquadrature &#8211; scelte fra le molte che vengono girate durante la produzione di un filmato &#8211; in modo da costruire un racconto attraverso le immagini.</p>
<p>All&#8217;atto pratico, montare il film consiste nel tagliare il materiale a disposizione, isolando singoli elementi, spezzoni più o meno lunghi, per poi congiungerli a formare una scena.<br />
Il montatore ha il compito e la possibilità di scegliere vari fotogrammi della stessa inquadratura per trovare il punto in cui lo stacco risulta drammaticamente più efficace: non solo riordina la successione delle sequenze, ma ne interpreta e valorizza i particolari in modo da condurre lo spettatore, secondo il proprio punto di vista, in un percorso espressivo e concettuale personalissimo.</p>
<p>Il ritmo con cui le varie riprese vengono poste in successione può essere molto disteso se è costituito da una serie di poche inquadrature, ognuna delle quali occupa un numero abbastanza ampio di secondi, fino ad arrivare all&#8217;uso di una sola inquadratura. Può essere invece frenetico se le inquadrature sono moltissime e ciascuna occupa pochi secondi. Dal montaggio dipende quindi la percezione da parte dello spettatore del ritmo della narrazione.</p>
<p>Allora attenzione quando, uscendo delusi da una sala cinematografica, saremo frettolosamente pronti ad accusare della sgradita visione il divo hollywoodiano di turno che “ormai non ha più niente da dire” : la colpa potrebbe invece essere del montatore.</p>
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		<item>
		<title>L&#8217;anaglifo, 3D per neofiti</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Mar 2010 00:00:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mimma</dc:creator>
				<category><![CDATA[ABOUT 3D]]></category>

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		<description><![CDATA[Probabilmente per la maggior parte dei non addetti ai lavori il concetto di occhiali 3D è associato all’immagine dei classici occhialini, normalmente con montatura in cartoncino, dotati di una lente rossa ed una ciano (oppure blu o verde). In realtà questo tipo di occhiali non esaurisce il panorama delle tecnologie destinate alla visualizzazione in 3D, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Probabilmente per la maggior parte dei non addetti ai lavori il concetto di occhiali 3D è associato all’immagine dei classici occhialini, normalmente con montatura in cartoncino, dotati di una lente rossa ed una ciano (oppure blu o verde). In realtà questo tipo di occhiali non esaurisce il panorama delle tecnologie destinate alla visualizzazione in 3D, ma è utilizzato esclusivamente per la visione di un anaglifo.</p>
<p>Un anaglifo è un&#8217;immagine tridimensionale che, se osservata appunto mediante opportuni occhiali dotati di due filtri di colore complementare l&#8217;uno rispetto all&#8217;altro, risulta tridimensionale. Esso contiene due immagini sovrapposte, riprese alla stessa distanza che separa gli occhi umani.<br />
<span id="more-28"></span><br />
Per la piena fruizione di un&#8217;immagine anaglifica è necessario indossare dei caratteristici occhialini con lenti dotate di filtri colorati, che assegnano una porzione ben specifica dello spettro a ciascun occhio, porzione stabilita in fase di preparazione dell&#8217;anaglifo: ogni occhio risulta percepire una immagine leggermente differente.<br />
Nell&#8217;anaglifo con filtraggio rosso-ciano, l&#8217;occhio che vede attraverso il filtro rosso vedrà le parti rosse dell&#8217;immagine come bianche e le componenti blu e verdi come nere (il cervello adatta l&#8217;immagine ai colori); allo stesso modo, l&#8217;occhio che vede attraverso il filtro ciano scarterà le componenti blu e verdi, vedendo solamente quelle rosse.<br />
Le parti bianche o nere, verranno percepite indifferentemente dall&#8217;occhio destro e sinistro.<br />
Il cervello unirà le due immagini ed interpreterà le differenze come il risultato della differente distanza, permettendo di creare un’immagine stereoscopica.</p>
<p>Il primo sistema per produrre immagini anaglifiche viene sviluppato nel 1853 dal tedesco Wilhelm Rollmann, a Lipsia, che utilizzò occhiali con un filtraggio rosso-blu per visualizzare dei disegni 3D. Il primo filmato anaglifico viene creato invece proiettato al pubblico nel 1893 da William Friese-Greene. Negli anni venti l&#8217;anaglifo viene impiegato per presentare alcuni film. Nel 1953, in piena mania del 3D appaiono immagini anaglifiche in quotidiani, riviste e fumetti. In anni più recenti si assiste ad un suo considerevole revival, utilizzato soprattutto per la rappresentazione di immagini stereoscopiche diffuse attraverso Internet, nei Blu-ray Disc (l’evoluzione del DVD per la televisione ad alta definizione), nei CD e nella stampa.</p>
<p>L&#8217;anaglifo è il sistema a basso costo più comune per ricreare l&#8217;illusione della profondità nelle semplici immagini bidimensionali, sia cartacee che proiettate, ma il suo principale difetto consiste nella scarsa fedeltà cromatica offerta, soprattutto in presenza di colori saturi, puri. Ma per un principiante del 3D può costituire un abbordabile inizio!</p>
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		<title>Occhiali al cinema…3D</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Mar 2010 00:00:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mimma</dc:creator>
				<category><![CDATA[ABOUT 3D]]></category>

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		<description><![CDATA[Sale la febbre del 3D: nei nostri cinema, d’ora in poi diventerà d’obbligo per lo spettatore l’indossare un paio di occhiali per assistere alle proiezioni.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-21" title="3D_OldImmagine" src="http://www.rapideyemovement.it/wp-content/uploads/2009/11/3D_OldImmagine.JPG" alt="3D_OldImmagine" width="720" height="458" /></p>
<p>Sale la febbre del 3D: con la diffusione dei film tridimensionali nei nostri cinema, d’ora in poi diventerà d’obbligo per lo spettatore – anche per quello senza alcun problema di diottrie &#8211; l’indossare un paio di occhiali per assistere alle proiezioni.</p>
<p>Ovviamente non si tratta di occhiali qualunque. Gli occhiali 3D si basano sul principio della visione stereoscopica, capace cioè di trasmettere un&#8217;illusione di tridimensionalità alle immagini grazie ad alcune specifiche tecniche di ripresa e proiezione.</p>
<p>La tecnica di ripresa che consente la visione stereoscopica di immagini in movimento utilizza una cinepresa o una videocamera con doppio obiettivo e doppia esposizione: nel caso della pellicola si hanno due rulli che corrono parallelamente e che riprendono al contempo due visioni leggermente sfalsate (di circa 6 cm.) della medesima immagine.<br />
<span id="more-20"></span></p>
<p>Le tecniche per la proiezione di immagini 3D in movimento si basano invece su tre differenti sistemi, ognuno dei quali prevede che venga indossato uno specifico paio di occhiali: l’<strong> </strong>anaglifo, il sistema a lenti polarizzate (a polarizzazione lineare o circolare) e il sistema a oscuramento alternato.</p>
<ul>
<li><strong>Anaglifo</strong>:      due immagini filtrate con due colori diversi vengono discriminate da      occhiali con filtraggio complementare;</li>
<li><strong>Sistema a lenti      polarizzate</strong>: due immagini proiettate in rapida sequenza su di un      apposito schermo riflettente, vengono discriminate da occhiali dotati di      lenti polarizzate orientate ortogonalmente l&#8217;una rispetto all&#8217;altra;</li>
<li><strong>Sistema a oscuramento      alternato</strong>: le due immagini vengono proiettate in rapida sequenza      (attualmente a 48 frame al secondo contro i 24 frame di un normale filmato      2D) e vengono discriminate da occhiali dotati di otturatori sincronizzati.      Di questo sistema fanno parte il Teleview e i moderni sistemi con      otturatori a cristalli liquidi (LCD).</li>
</ul>
<p>Pur non trattandosi di una tecnologia così recente – la tecnica della stereoscopia infatti, fu inventata negli anni trenta del 19° secolo &#8211; il 3D prende piede nel campo dell’audiovisivo. E non solo per quanto riguarda il cinema, ma anche l’informatica e la televisione. Presto, entrerà quindi anche nelle nostre case: dunque, meglio non farsi trovare impreparati e tenersi aggiornati…</p>
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		<title>Luce polarizzata, per una visione in profondità</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Mar 2010 00:00:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mimma</dc:creator>
				<category><![CDATA[ABOUT 3D]]></category>

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		<description><![CDATA[A partire dagli anni cinquanta, il cinema tridimensionale ebbe la sua prima ampia diffusione.
Da quel momento fino ad oggi, il sistema più diffuso per la visione di immagini in 3D sfrutta la tecnica della luce polarizzata.
Nel sistema a lenti polarizzate, vengono utilizzati due tipi di occhiali: quelli polarizzati linearmente e quelli polarizzati circolarmente.
Per proiettare un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A partire dagli anni cinquanta, il cinema tridimensionale ebbe la sua prima ampia diffusione.<br />
Da quel momento fino ad oggi, il sistema più diffuso per la visione di immagini in 3D sfrutta la tecnica della luce polarizzata.</p>
<p>Nel sistema a lenti polarizzate, vengono utilizzati due tipi di occhiali: quelli polarizzati linearmente e quelli polarizzati circolarmente.<br />
Per proiettare un film 3D con la polarizzazione lineare, le due immagini parallele vengono proiettate attraverso un doppio proiettore, le cui lenti sono dotate di filtri polarizzatori ortogonali (a 90° l&#8217;uno rispetto all&#8217;altro), orientati ortogonalmente uno rispetto all&#8217;altro, così da proiettare due immagini polarizzate in modo differente l&#8217;una dall&#8217;altra.<br />
<span id="more-1"></span></p>
<p>Ciascun filtro lascia passare la luce con una polarizzazione simile e blocca la luce polarizzata ortogonalmente, in modo tale che ogni occhio visualizzi solamente l&#8217;immagine ad esso destinata: in questo modo viene raggiunto l&#8217;effetto 3D. Gli occhiali a polarizzazione lineare richiedono che lo spettatore mantenga una posizione della testa fissa e parallela allo schermo, poiché l&#8217;inclinazione delle lenti potrebbe causare il filtraggio errato delle immagini del canale destro e sinistro.</p>
<p>Utilizzando invece la polarizzazione circolare, due immagini vengono proiettate sovrapposte sul medesimo schermo circolare attraverso filtri di polarizzazione opposta. Lo spettatore indossa occhiali con una coppia di filtri polarizzatori circolari montati in senso inverso. La luce destinata al filtro polarizzatore circolare sinistro viene bloccata dal filtro polarizzatore circolare destro, e viceversa. Il risultato è simile a quello prodotto dalla polarizzazione lineare, con la differenza che attraverso la polarizzazione circolare, lo spettatore può inclinare la testa senza problemi di sovrapposizione delle immagini.</p>
<p>Questo sistema necessita di un apposito proiettore, di uno speciale schermo e di occhiali specifici, e pertanto risulta più costoso rispetto a un più datato sistema anaglifo. Tuttavia il risultato è di gran lunga superiore in termini di resa di immagini a colori, oltre che di luminosità e sensazione di profondità. Confermerete anche voi questa versione se, come me, siete stati spettatori muniti di occhialini della casa volante di Up, il primo film della Pixar ad essere realizzato anche per la proiezione in formato digitale tridimensionale, innalzata nelle profondità del cielo da una miriade di palloncini colorati.</p>
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		<title>In viaggio verso la terza dimensione con gli occhiali LCD</title>
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		<pubDate>Sun, 28 Feb 2010 23:30:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mimma</dc:creator>
				<category><![CDATA[ABOUT 3D]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>

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		<description><![CDATA[La moda del 3D al cinema è ormai un dato di fatto. Che varrà lo stesso anche per i salotti delle nostre case è una scommessa su cui i produttori ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-62" title="Anaglifo_Plastic" src="http://www.rapideyemovement.it/wp-content/uploads/2010/03/Anaglifo_Plastic.jpg" alt="Anaglifo_Plastic" width="658" height="278" /><br />
La moda del 3D al cinema è ormai un dato di fatto. Che varrà lo stesso anche per i salotti delle nostre case è una scommessa su cui i produttori dei network americani e di elettronica di consumo stanno puntando parecchio.</p>
<p>Il mercato dell&#8217;home entertainment, infatti,  ha già fatto i primi passi verso la terza dimensione, anche se generalmente con risultati molto lontani dall&#8217;esperienza vissuta in una sala cinematografica 3D. Tuttavia questo gap è destinato a colmarsi, grazie all’introduzione del complesso e costoso <strong>sistema a oscuramento alternato</strong>: questo sistema elettronico coordinato da un processore può essere utilizzato, oltre che  per la proiezione di film 3D in sala, anche per la <strong>visione casalinga</strong> di immagini tridimensionali elettroniche attraverso computer, console e lettori DVD appositi. Gli occhiali possono essere facilmente reperiti in rete, per lo più all&#8217;estero.</p>
<p><span id="more-8"></span><br />
Con tale sistema non viene effettuato alcun filtraggio, e perciò la luminosità e la qualità dell&#8217;immagine è pari a quella di un comune film 2D. Il sistema sfrutta l&#8217;idea già formulata all&#8217;inizio della storia del cinema 3D, ovvero di &#8220;oscurare&#8221; alternativamente un occhio e l&#8217;altro, proiettando in sequenza le due immagini destinate ad essere viste dall&#8217;occhio destro e dall&#8217;occhio sinistro. Un computer coordina un sistema, dove un proiettore digitale <strong>trasmette il filmato alla doppia velocità</strong> <strong>di una normale proiezione</strong> (48 fotogrammi per secondo anziché i comuni 24). Gli spettatori indossano speciali occhiali, radiocomandati dal sistema elettronico, con lenti contenenti <strong>cristalli liquidi</strong> che oscurano alternativamente la lente destra e sinistra in corrispondenza all&#8217;immagine proiettata. Ad una frequenza elevata le due immagini sembrano arrivare agli occhi nello stesso momento, e il cervello riesce ad elaborarle e formare l&#8217;immagine tridimensionale.</p>
<p>L&#8217;effetto ottenuto è molto coinvolgente, anche se si è notato un certo affaticamento di chi indossa gli occhiali che può portare, specialmente le prime volte, ad una sensazione di nausea e vertigine. Il fenomeno sembra dovuto ad un&#8217;errata interpretazione della realtà da parte del cervello, che percepisce la scena tridimensionale come reale, ma non riceve dagli altri sensi (tipicamente dal senso dell&#8217;equilibrio) nessun altro stimolo collegato all&#8217;esperienza.</p>
<p>Nei prossimi anni le famiglie, che da poco hanno cominciato ad ambientarsi con i televisori Full HD e i primi Blu-ray, dovranno presto fronteggiare questi nuovissimi arrivi&#8230; A patto di avere discrete disponibilità economiche&#8230;</p>
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